Iniziativa sulla neutralità: anziché introdurre un’interpretazione rigida, il Consiglio federale intende mantenere la prassi consolidata nell’interesse della Svizzera
Berna, 11.08.2026 — La neutralità, nella sua forma attuale, dà prova di efficacia da oltre 180 anni. Per questo motivo, l’Esecutivo e il Parlamento intendono mantenerla invariata, poiché permette di tutelare la libertà, la sicurezza e l’indipendenza della Svizzera. Ciò che ha reso forte la neutralità è la capacità di reagire in modo adeguato alle nuove sfide, ha spiegato il consigliere federale Ignazio Cassis in occasione dell’avvio della campagna in vista della votazione popolare relativa all’iniziativa sulla neutralità. L’iniziativa chiede di adottare un concetto più restrittivo della neutralità, ma non mette in discussione la neutralità del nostro Paese anche in futuro: «La Svizzera è stata, è e rimarrà neutrale», ha sottolineato il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Berna.
«La Svizzera ha bisogno di una nuova forma di neutralità?»: il consigliere federale Ignazio Cassis ha sintetizzato così, di fronte ai media, la questione centrale oggetto della votazione in programma il 27 settembre 2026. «No», rispondono il Consiglio federale e il Parlamento. «Non perché vogliamo meno neutralità, ma perché la neutralità che abbiamo attuato finora si è dimostrata efficace», ha affermato il capo del DFAE.
Da oltre 180 anni la neutralità viene utilizzata come strumento al servizio della Svizzera: essa tutela la libertà, la sicurezza e l’indipendenza del nostro Paese. «Si è dimostrata efficace non perché fosse rigida, ma perché è stata applicata con saggezza e senso di responsabilità», ha aggiunto il capo del DFAE in occasione dell’avvio della campagna in vista della votazione popolare relativa all’iniziativa sulla neutralità. Recentemente, all’Aia, egli ha avuto modo di vedere il documento originale delle Convenzioni dell’Aia, che stabiliscono come uno Stato neutrale debba comportarsi nei confronti di Stati belligeranti. «Già allora, nel 1907, la neutralità non era intesa come un rigido insieme di regole», ha affermato. «È stata proprio la capacità di reagire in modo adeguato alle nuove sfide a rendere forte la nostra neutralità».
L’iniziativa, invece, chiede di adottare un concetto più restrittivo di neutralità e di iscrivere nella Costituzione che la neutralità della Svizzera sia permanente e armata. In base al testo dell’iniziativa, la Svizzera non potrà aderire ad alleanze militari o difensive e non potrà collaborare con queste, salvo in caso di aggressione militare diretta o di atti preparatori in vista di una simile aggressione. L’iniziativa prevede inoltre che il nostro Paese non partecipi a scontri militari tra Stati terzi e non adotti sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, fatta eccezione per quelle delle Nazioni Unite (ONU) e per i provvedimenti volti a impedire l’elusione delle sanzioni. Infine, chiede che la Svizzera si avvalga della neutralità per offrire i propri buoni uffici in qualità di mediatrice.
Molte di queste richieste sono già adempiute. La neutralità è infatti già sancita dalla Costituzione federale (art. 173 e 185), è riconosciuta a livello internazionale – lo fu la prima volta nel Trattato di Parigi del 1815 – ed è codificata nel diritto internazionale, ovvero nelle Convenzioni dell’Aia. Pertanto, in quanto Stato permanentemente neutrale, la Svizzera già oggi non aderisce ad alcuna alleanza militare o difensiva (come la NATO), non partecipa a conflitti militari tra Stati terzi e si avvale della neutralità per svolgere il proprio ruolo di mediatrice e per promuovere la pace.
La cooperazione in materia di politica di sicurezza è importante per la sicurezza della Svizzera
Laddove l’iniziativa va oltre la prassi attuale, danneggia gli interessi della Svizzera. «L’iniziativa limita notevolmente la cooperazione in materia di politica di sicurezza», ha affermato il consigliere federale Ignazio Cassis, sottolineando che tale cooperazione non può essere avviata solo in caso di crisi, ma deve essere preparata: «Chi decide di collaborare solo quando la crisi è già in atto, agisce in ritardo».
Il segretario di Stato Markus Mäder, capo della Segreteria di Stato della politica di sicurezza presso il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), ha sottolineato durante la conferenza stampa che la Svizzera può difendersi efficacemente da minacce e pericoli solo grazie alla cooperazione internazionale. Al riguardo, il diritto della neutralità pone chiari limiti, entro i quali la Svizzera collabora oggi con molti partner competenti, «traendone enormi vantaggi per la propria sicurezza», ha rimarcato il segretario di Stato. L’iniziativa promette più sicurezza, «ma chiede di iscrivere nella Costituzione una rigida prassi in materia di neutralità che indebolirebbe la capacità della Svizzera di difendersi».
L’iniziativa limiterebbe anche la possibilità di adottare sanzioni nei confronti di Stati belligeranti. La neutralità è compatibile con l’adozione di sanzioni: «Oggi il Consiglio federale decide caso per caso», ha spiegato Ignazio Cassis. «La neutralità non richiede automatismi, ma esige di assumersi le proprie responsabilità e di soppesare gli interessi in gioco».
Secondo l’ambasciatore Simon Plüss, responsabile del settore Controlli alle esportazioni, verifica degli investimenti e sanzioni presso la Segreteria di Stato dell’economia (SECO), le sanzioni consentono alla Svizzera di reagire a gravi violazioni del diritto internazionale. «In questo modo, la Svizzera può preservare la propria neutralità e al contempo assumersi responsabilità per l’ordine giuridico internazionale», ha aggiunto. L’iniziativa sulla neutralità comporterebbe un cambiamento di rotta nella politica di sicurezza che verrebbe chiaramente percepito in Europa. «Se la Svizzera non collaborasse con gli altri Paesi europei nei limiti consentiti dal diritto della neutralità, metterebbe ancora più in discussione la sua affidabilità come Paese fornitore di armamenti, con il rischio che altri Stati europei decidano di non comprare dalla Svizzera», ha affermato Simon Plüss.